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Medica o odontoiatra? La storia italiana di due percorsi che si incontrano

Scritto da Laura Barone
Professionisti sanitari contemporanei in abbigliamento clinico

Donne che hanno cambiato l’odontoiatria · Capitolo 15

Come si diventava dentiste in Italia prima della nascita del corso di laurea in Odontoiatria

Ci sono parole che sembrano semplici, finché non proviamo a ricostruirne la storia.

Dottoressa. Medica. Dentista. Odontostomatologa. Odontoiatra.

Oggi siamo abituati a utilizzare questi termini per identificare professionisti e competenze. Ma nella storia italiana non hanno sempre indicato gli stessi percorsi formativi.

Per comprendere davvero l'evoluzione delle donne in odontoiatria, dobbiamo partire proprio da questa distinzione.

Per decenni, infatti, una donna interessata alla cura dei denti poteva arrivare alla professione attraverso gli studi di Medicina e Chirurgia.

Il corso di laurea autonomo in Odontoiatria e Protesi Dentaria sarebbe arrivato soltanto nel 1980.

Questo significa che la storia delle prime dentiste italiane non può essere letta esclusivamente attraverso le laureate in odontoiatria.

Bisogna cercare anche altrove.

Nelle facoltà di Medicina. Nelle scuole di specializzazione in odontostomatologia. Negli studi professionali. Nelle cliniche universitarie. Nei registri e negli archivi della sanità italiana.

Prima del 1980: l'odontoiatria dentro il mondo medico

Per buona parte del Novecento, in Italia, la formazione universitaria legata alla cura odontoiatrica si sviluppò all'interno dell'ambito medico.

La chirurgia dentaria e l'odontostomatologia appartenevano a una tradizione professionale in cui il rapporto con Medicina era molto stretto.

La formazione di medici che si dedicavano alla cura dei denti e della bocca rappresentò così una componente importante dello sviluppo dell'odontoiatria italiana.

Ma per le donne questo percorso aveva una difficoltà ulteriore.

Prima ancora di potersi orientare verso un'attività specialistica, dovevano riuscire ad accedere alla formazione medica.

E questo, nelle prime generazioni, non era affatto scontato.

Se pensiamo alla fine dell'Ottocento, con Ernestina Paper tra le prime figure a conquistare una laurea in Medicina, comprendiamo quanto lunga sia stata la strada che avrebbe condotto, decenni dopo, a una presenza femminile più ampia nelle attività odontoiatriche.

La storia di una donna che esercitava la cura dentale in Italia nei primi decenni del Novecento va quindi ricostruita partendo dai suoi titoli effettivi, dal contesto normativo e dalla sua attività professionale.

Non possiamo attribuirle automaticamente il percorso universitario dell'odontoiatra contemporanea.

Ed è proprio questa distinzione a rendere affascinante la ricerca storica.

Il 1980: nasce una nuova strada universitaria

Il 28 febbraio 1980 venne emanato il D.P.R. n. 135, che istituì il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia.

Fu un passaggio decisivo.

L'odontoiatria acquisiva un proprio corso di laurea, con un ordinamento specifico. La durata inizialmente prevista era di cinque anni, secondo il sistema formativo dell'epoca.

La disciplina diventava così riconoscibile anche attraverso un percorso universitario autonomo.

Per le giovani donne che si affacciavano alla formazione sanitaria, si apriva un'altra possibilità.

Non era più necessario immaginare necessariamente una laurea in Medicina come punto di partenza per costruire una carriera odontoiatrica.

Si poteva scegliere direttamente Odontoiatria e Protesi Dentaria.

Questa trasformazione non cambiò soltanto l'organizzazione degli studi.

Cambiò anche il modo di costruire un'identità professionale.

Una studentessa che entrava nel nuovo corso poteva immaginare sin dall'inizio la propria carriera come odontoiatra.

Il suo percorso formativo era rivolto direttamente alla diagnosi, alla prevenzione, alla terapia e alla riabilitazione delle patologie e delle condizioni di interesse odontoiatrico.

Il cambiamento era significativo anche dal punto di vista culturale.

L'odontoiatria iniziava ad affermarsi come percorso universitario distinto, pur continuando a mantenere un legame profondo con le scienze mediche.

Il 1985: il riconoscimento della professione sanitaria di odontoiatra

Cinque anni dopo arrivò un secondo passaggio fondamentale.

La legge 24 luglio 1985, n. 409 istituì la professione sanitaria di odontoiatra.

Era una tappa essenziale nella definizione dell'identità professionale.

La legge stabilì il quadro di riferimento per l'esercizio dell'odontoiatria e disciplinò anche la posizione dei medici che provenivano dai precedenti percorsi formativi, attraverso disposizioni e regimi transitori.

Questa parte della storia è particolarmente importante.

La nascita di una nuova professione regolamentata non poteva cancellare ciò che era esistito prima.

C'erano professionisti già formati, attività avviate, specializzazioni, competenze acquisite e percorsi universitari differenti.

Era necessario organizzare il passaggio dal vecchio al nuovo sistema.

Negli anni successivi, ulteriori provvedimenti intervennero sui requisiti e sulle modalità di iscrizione all'Albo degli odontoiatri per determinate categorie di laureati in Medicina.

Tra questi, la legge n. 471 del 1988 e il decreto legislativo n. 386 del 1998 testimoniano quanto il processo di separazione e riconoscimento delle due professioni fosse articolato.

Si trattò, quindi, di una trasformazione graduale, non di un cambiamento avvenuto in un solo giorno.

Due generazioni di professioniste, due storie differenti

Immaginiamo di ricostruire le carriere di due professioniste italiane.

La prima ha iniziato gli studi universitari negli anni Sessanta o Settanta, quando il corso di laurea in Odontoiatria non esisteva ancora.

La seconda ha scelto direttamente Odontoiatria negli anni Ottanta o Novanta.

Entrambe potrebbero avere dedicato gran parte della loro carriera alla cura dei denti e della bocca.

Ma i loro percorsi formativi sarebbero stati diversi.

La prima avrebbe attraversato un sistema fortemente legato alla Medicina. La seconda un percorso universitario specificamente odontoiatrico.

Le loro esperienze potrebbero raccontare modi differenti di entrare nella professione, di acquisire competenze e di costruire la propria identità.

Naturalmente non possiamo presumere che tutte le professioniste appartenenti a una generazione abbiano seguito lo stesso percorso.

Per ricostruire una carriera servono documenti: lauree, specializzazioni, abilitazioni, registri professionali e testimonianze.

È però chiaro che il cambiamento delle norme ha inciso profondamente sulle possibilità formative delle nuove generazioni.

Il problema delle donne rimaste fuori dalla memoria professionale

Esiste un altro aspetto da considerare.

Quando cerchiamo le protagoniste della storia odontoiatrica italiana, rischiamo di trovare soprattutto le figure che hanno ricevuto riconoscimenti pubblici.

Docenti universitarie. Direttrici di cliniche. Presidenti di associazioni. Autrici scientifiche.

Ma quante altre professioniste hanno esercitato per decenni negli studi dentistici senza lasciare una documentazione facilmente accessibile?

Quante mediche hanno dedicato la propria attività all'odontostomatologia?

Quante donne hanno costruito studi indipendenti in città e territori lontani dai grandi centri universitari?

Quante hanno formato giovani colleghi, introdotto nuove procedure, seguito generazioni di pazienti e partecipato allo sviluppo della professione senza essere ricordate nelle pubblicazioni storiche?

Non conosciamo ancora una risposta completa.

E sarebbe sbagliato inventare un elenco di pioniere senza poterlo dimostrare.

La ricerca può però partire dagli archivi universitari, dagli Albi professionali storici, dalle riviste di settore, dai programmi congressuali e dalle testimonianze familiari.

Anche una fotografia, una tesi, una pubblicità professionale o un vecchio documento di studio possono diventare tasselli importanti.

Perché la memoria professionale non appartiene soltanto alle persone celebri.

Appartiene anche a chi ha esercitato il proprio lavoro con competenza e continuità.

La storia delle dentiste italiane deve ancora essere raccontata tutta

Per comprendere l'odontoiatria femminile contemporanea, bisogna conoscere queste differenze.

Non tutte le professioniste hanno iniziato dalla stessa facoltà.

Non tutte hanno lavorato con gli stessi strumenti.

Non tutte hanno potuto accedere agli stessi percorsi specialistici e accademici.

Non tutte hanno vissuto le medesime opportunità.

Una donna che svolgeva attività odontoiatrica nella prima metà del Novecento apparteneva a un mondo professionale profondamente diverso da quello di una giovane laureata del XXI secolo.

Eppure entrambe fanno parte della stessa storia.

La prima ha lavorato in una fase in cui l'accesso femminile alla formazione scientifica e alla professione era più difficile.

La seconda può beneficiare di percorsi di studio e riconoscimenti che sono anche il risultato di quelle trasformazioni.

Il collegamento tra Medicina e Odontoiatria non è quindi soltanto una questione normativa.

È una parte essenziale della genealogia delle donne nella professione.

Per scrivere un libro sulle dentiste italiane non basterà raccontare le prime laureate in Odontoiatria.

Dovremo ricostruire anche le storie delle mediche e delle odontostomatologhe che le hanno precedute.

Dovremo distinguere i titoli, rispettare le epoche e restituire alle protagoniste la loro identità professionale.

Solo così sarà possibile comprendere quanto sia cambiata l'odontoiatria.

E quanto le donne abbiano contribuito a costruirla.

Fonti e approfondimenti

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Categoria:
3A MEDICAL

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