Donne che hanno cambiato l’odontoiatria · Capitolo 13
Prima delle odontoiatre, le donne dovettero conquistare il diritto di diventare mediche
Firenze, 1877.
In un'Italia in cui l'università era ancora un territorio quasi esclusivamente maschile, una donna otteneva un risultato destinato a entrare nella storia: Ernestina Paper completava i suoi studi in Medicina.
Non era un'odontoiatra. Eppure la sua vicenda appartiene anche alla storia delle donne che, molti anni dopo, avrebbero costruito il proprio percorso nella professione odontoiatrica.
Perché prima di conquistare una specializzazione, una cattedra o uno studio dentistico, le donne dovettero superare una barriera ancora più grande: essere ammesse alla conoscenza scientifica e riconosciute come professioniste della salute.
Una donna che attraversò l'Europa per studiare
Ernestina Paper nacque a Odessa nel 1846. Il suo percorso di formazione non fu semplice e neppure lineare.
Studiò medicina a Zurigo, proseguì a Pisa e completò la propria formazione a Firenze, dove nel luglio 1877 superò gli esami finali presso il Regio Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento.
Fu la prima donna a conseguire una laurea in Medicina nell'Italia unita.
Oggi questa notizia può sembrare soltanto una data da manuale. Ma per comprenderne la portata bisogna immaginare cosa significasse, nell'Ottocento, essere una donna che desiderava entrare in una professione scientifica.
Il problema non era semplicemente frequentare le lezioni. Era ottenere una preparazione scolastica adeguata, avere accesso all'università, partecipare alle attività pratiche, sostenere gli esami ed essere riconosciuta come una professionista credibile.
Alle studentesse veniva spesso chiesto di dimostrare qualcosa che ai loro colleghi maschi era generalmente riconosciuto in partenza: il diritto di essere lì.
Ernestina attraversò confini geografici e culturali per costruire la propria formazione. E proprio in questo attraversamento troviamo uno dei tratti più significativi della prima generazione di professioniste della salute.
Per studiare, non bastava avere talento. Occorreva trovare un luogo disposto ad accoglierlo.
Da studentessa a dottoressa
La laurea fu soltanto il primo passaggio.
Nel marzo 1878, Ernestina Paper aprì a Firenze, in via Venezia 12, un ambulatorio dedicato alle malattie delle donne e dei bambini.
Non si trattava più soltanto di dimostrare che una donna potesse studiare medicina. Si trattava di esercitarla.
Questo passaggio è fondamentale nella storia delle professioni sanitarie femminili.
Ottenere un titolo significa conquistare un riconoscimento formale. Aprire uno studio significa confrontarsi ogni giorno con i pazienti, con la responsabilità clinica e con il giudizio della società.
Una dottoressa doveva essere accettata non solo dall'università, ma anche dalle persone che avrebbero scelto di affidarle la propria salute.
La professione medica richiedeva competenze scientifiche, ma anche autorevolezza, continuità e fiducia. Tutti elementi che una donna doveva costruire in un ambiente poco abituato a vederla in quel ruolo.
Nel 1886 Ernestina ricevette anche un incarico per effettuare visite mediche al personale femminile dei Telegrafi di Firenze.
Il suo percorso non rimase quindi confinato all'ambulatorio privato: la sua competenza trovò spazio anche in un'attività sanitaria collegata a un servizio pubblico.
Quando la competenza femminile doveva ancora essere giustificata
La storia di Ernestina Paper è interessante anche per il modo in cui veniva raccontata dai suoi contemporanei.
Nella stampa dell'epoca la preparazione professionale di una donna poteva essere accompagnata da osservazioni sul suo aspetto, sulla grazia, sulla maternità e sulla capacità di adempiere ai doveri familiari.
Come se la competenza scientifica, da sola, non bastasse a descriverla.
Una dottoressa doveva dimostrare di essere istruita, ma anche di non aver rinunciato al modello femminile che la società considerava appropriato.
È una contraddizione che attraverserà a lungo la storia delle professioni.
Agli uomini veniva generalmente chiesto di essere buoni medici. Alle donne, oltre a esserlo, veniva spesso chiesto di spiegare come riuscissero a conciliare la professione con tutto il resto.
Questo rende la figura di Ernestina particolarmente moderna.
Non perché abbia anticipato ogni conquista successiva, ma perché la sua vicenda ci permette di riconoscere un problema che avrebbe accompagnato generazioni di professioniste: ottenere il diritto di esercitare senza dover continuamente giustificare la propria presenza.
Che cosa c'entra questa storia con l'odontoiatria?
Molto più di quanto possa sembrare.
La formazione odontoiatrica italiana non è sempre stata organizzata come oggi.
Per decenni la cura specialistica dei denti e della bocca è rimasta strettamente collegata alla Medicina, alla Chirurgia e successivamente all'odontostomatologia.
Per comprendere la storia delle prime donne che hanno esercitato in ambito odontoiatrico, dobbiamo quindi guardare anche alle donne che riuscirono ad accedere alla medicina.
Non possiamo attribuire a Ernestina Paper il ruolo di pioniera odontoiatrica in senso clinico: non ci sono elementi per descriverla come dentista.
Possiamo però riconoscerle un posto nella storia dell'accesso femminile alle professioni da cui si sarebbe sviluppata anche l'odontoiatria moderna.
Ogni apertura universitaria rese più possibile la presenza delle donne nelle specializzazioni, negli ospedali, nella ricerca e nelle professioni sanitarie.
La storia delle odontoiatre italiane, per questo motivo, non può essere separata dalla storia delle prime mediche.
Una conquista che non esaurisce la storia
Ernestina Paper morì a Firenze nel 1926.
Nel frattempo l'Italia era cambiata, ma l'accesso delle donne alle professioni scientifiche rimaneva ancora segnato da profonde disuguaglianze.
La sua vita rappresenta una soglia.
Prima di lei, per una donna, immaginare una carriera medica universitaria in Italia significava confrontarsi con ostacoli enormi.
Dopo di lei, quella possibilità aveva finalmente una dimostrazione concreta.
Ma una pioniera non cambia una professione soltanto perché arriva per prima.
La cambia quando rende pensabile il percorso di chi verrà dopo.
Ed è proprio questo il significato della storia di Ernestina Paper: non aver aperto tutte le porte, ma aver dimostrato che una donna poteva attraversarne almeno una, decisiva.
La strada verso le odontoiatre italiane era ancora lunga.
Aveva però trovato un precedente impossibile da ignorare.

